Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 3 giugno 2017

Perché non riusciamo a fare la Transizione: stagnazione o collasso economico? (conclusione)

(Pubblicato anche su Appello per la Resilienza - https://appelloperlaresilienza.wordpress.com/)





di Michele Migliorino


Nella seconda parte avevo detto che avviene uno spostamento della ricchezza dalla parte dei produttori poichè la creazione di profitto avviene come "differenza fra l'eccedenza del valore realizzato dalla produzione sul consumo" (cit., L. Gallino). Deve diminuire costantemente la frazione di capitale investita in forza lavoro affinchè si generi profitto da reinvestire per l'aumento della produzione. Questo processo di spostamento avviene sia "microscopicamente" all'interno dei paesi ricchi, sia "macroscopicamente" a livello globale fra paesi ricchi e paesi poveri. I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. In tutti e due i casi, sebbene aumenti lentamente il benessere procapite, la quantità di ricchezza complessiva che finisce nelle tasche del ricco aumenta progressivamente, inesorabilmente.

Nella quarta parte si diceva che è la risorsa petrolio ad alimentare il feedback dello sviluppo economico. Esso genera economia in quanto una risorsa produce nuove possibilità di lavoro poichè l'energia che se ne ricava mette in moto le attività umane. L'energia (Joule) genera lavoro ("exergia"; vedi Ugo Bardi). Ciò che sostengo è che nel momento in cui lo sfruttamento della risorsa avviene entro un sistema di tipo capitalistico, il tipo di feedback positivo che sorge impedisce che intervengano feedback negativi che mantengano il sistema in equilibrio poichè l'economia che si sviluppa ha una struttura intrinsecamente inegualitaria.

Il mercato della domanda e dell'offerta corrisponde alla divisione dei capitali, ovvero alla divisione sociale fra possessori di profitti e lavoratori. Sarebbe possibile in linea di principio redistribuire la ricchezza (tassa sul capitale) ma questo diviene contradditorio in una società aperta e globalizzata fondata sulla libera iniziativa economica. Chi infatti porrà un tetto ai monopoli se non lo Stato? E' proprio questo sovraorganismo che però viene a mancare in una società come la nostra, poichè pone limiti alla circolazione dei capitali.

E' in voga l'idea che ci aspetta una "stagnazione secolare" ma può essere che le analisi economiche non abbiano considerato adeguatamente il ruolo di una risorsa così determinante come il petrolio, perché si rifiutano di vedere l'economia come qualcosa di vincolato dall'ecosistema.

Immagine ridisegnata; di Herman Daly, https://www.csbsju.edu/Documents/Clemens%20Lecture/lecture/Book99.pdf

Tuttavia, anche qualora entro un'economia ecologica e circolare l'ambiente non costituisse più un'esternalità del processo economico e i costi non fossero più addossati alla collettività, come impedire che il sistema si scinda nuovamente in produttori e consumatori, dato che è questa la modalità che permette la creazione del valore monetario?

Stagnazione secolare o collasso?
Most people assume that oil prices, and for that matter other energy prices, will rise as we reach limits. This isn’t really the way the system works; oil prices can be expected to fall too low, as we reach limits.  
(La maggior parte della gente assume che i prezzi del petrolio, e di conseguenza quelli delle altre forme di energia, si alzeranno man mano che ci avviciniamo ai limiti. Questo non è però il modo in cui funziona il sistema; possiamo aspettarci che i prezzi crolleranno, quando raggiungiamo i limiti)
- Gail Tverberg, Our Finite World, https://ourfiniteworld.com/2017/05/05/why-we-should-be-concerned-about-low-oil-prices/
Ci si aspetta che il sistema verrà affetto da grave recessione (definitiva?) nel momento in cui i costi della produzione del petrolio saranno troppo alti in rapporto al suo prezzo di vendita (non si sa quale sia il costo reale di un barile di petrolio per l'economia). E' quello che sta accadendo, ci dice Gail Tverberg, alle industrie petrolifere, sebbene non stia avvenendo quel rialzo dei prezzi che ci si aspettava. Piuttosto la bassa domanda di energia sta provocando fallimenti a catena e tagli agli investimenti allo scopo di mantenere ancora una profittabilità (secondo i dati di Bloomberg e Alix partners gli investimenti dell'industria petrolifera sono aumentati del 13% dal 2010 al 2013 ma sono diminuiti del 19% dal 2014 al 2016; cit. in Globalizzazione addio?, a cura di Mario Deaglio, 2016 ).

L'aumento della capacità produttiva (economie di scala) è possibile se la produzione viene meccanizzata/automatizzata. Ciò comporta aumento della disoccupazione. Ora, se il sistema viene affetto da un'aumento dei costi all'origine le aziende si trovano a non poter generare quei surplus di profitto che solo consente di ripagare la forza lavoro. Si genera dunque una situazione di totale squilibrio per cui  la componente lavorativa della popolazione (l'output del sistema) non è più in grado di star dietro alla produzione con adeguati consumi (PIL) poichè i bassi redditi non glielo consentono. I bassi consumi provocano un'ulteriore effetto "anti-sistemico" nel settore produttivo sotto forma di riduzione del personale, licenziamenti, ecc.

Conclusione

La questione dell'energia per l'economia, per via dell'altissima connessione e interdipendenza delle diverse economie, riguarda il mondo nella sua totalità. Non vi sono "molte" economie bensì un sistema globalizzato. Ora, la situazione di crescita attuale è retta dall'economia cinese, sebbene tende a diminuire rispetto ai ritmi pre-2007. La Cina è il vero motore dell'economia mondiale, nonostante un PIL ancora inferiore a quello USA. Anche altre economie stanno "emergendo", come l'India, ma la loro funzione è importante in questa fase più a livello di "motore dei consumi" che di produzione industriale.

Risultati immagini per world energy consumption by nations
Immagine da Gail Tverberg - Our Finite World

Così, l'economia può essere in crisi in un'area (paesi dell'OCSE) ma la situazione restare equilibrata a livello mondiale per via della crescita delle produzioni e dei consumi nei paesi non-OCSE, che stanno "prendendo la staffa" ai primi. (La situazione nel suo complesso deve essere sempre necessariamente una situazione di crescita dei consumi, correlativamente a quella della produzione).

La questione del carbone è più importante di quello che sembra (si veda Gail Tverberg - An analysis of China coal supply and its impact on China's future economic growth), poichè è il grande motore della crescita cinese (oltre il secondo combustile mondiale). I grafici seguenti sono presi dall'articolo di Gail Tverberg "China: Is peak coal part of its problems?" - Our Finite World.Figure 2. China's energy consumption by fuel, based on BP 2016 SRWE.
 Immagine da Gail Tverberg - Our Finite World

 Anche questa risorsa è soggetta ad un picco di produzione come le altre e sembra averlo raggiunto nel 2014.Figure 9. Areas where coal production has peaked, based on BP 2016 SRWE.

Non si tratta forse tanto di attendere il momento esatto in cui l'offerta di idrocarburi non potrà più star dietro alla domanda globale, poichè gli indicatori macroeconomici segnalano già una situazione di rischio sistemico. Gail Tverberg ritiene che l'economia mondiale potrebbe già nel 2017-2018 (2017-the-year-when-the-world-economy-starts-coming-apart - Our Finite World) trovarsi a non saper più come affrontare i problemi sistemici dovuti alla bassa domanda di energia e ai bassi salari, poichè i mezzi dei governi e delle banche centrali (soprattutto Quantitative Easing e abbassare i tassi di interesse) non possono sopperire a lungo a una situazione di criticità strutturale. In particolare è il problema del debito pubblico nell'Eurozona a preoccupare e l'Italia si trova nell'occhio del ciclone (al centro nella figura a inizio articolo, in rosso).



16 commenti:

  1. il giochino dell'aumento del debito pubblico per alimentare il sistema capitalistico tenuto in vita da consumi spreconi, inutili,e dannosi sta per finire con la diminuzione di disponibilità senza limiti degli idrocarburi. Non sarebbe un trauma se non lasciasse un mondo distrutto, sovrappopolato, caotico. Proprio ieri ho assistito al diverbio tra un omino marocchino, invero molto gentile con me, almeno fin ora, con un italiano, perchè l'immigrato aveva, spostando il suo unico mezzo di locomozione, una bici, causato la caduta della bici dell'italiano, la cui figlia, so aver sposato un immigrato indiano e che vedevo sempre spostarsi in auto fin ora. La tolleranza non esisterà più, quando finirà la ricchezza di questa società capitalistica sprecona.

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  2. R "Nella seconda parte avevo detto che avviene uno spostamento della ricchezza dalla parte dei produttori" e R "In particolare è il problema del debito pubblico nell'Eurozona a preoccupare e l'Italia si trova nell'occhio del ciclone "...Delle due puoi sceglierne solo una: in Italia il pubblico intermedia oltre il 55% delle risorse e non mi risulti sui occupi più di industria e più che mai oggi destina quote irrisorie del pil alla ricerca, direttamente ed indirettamente (vedi il paradosso delle spese militarti in assoluto irrisorie sul Pil, ma gargantuesche per la quota stipendi e pensioni ai militari,quando invece sappiamo ancora fare degli ottimi mezzi e delle ottime componenti per progetti transnazionali)
    In Italia gli erogatori pubblici di presunto welfare, (vedi 200 miliardi di monte stipendi nella scuola dove i formatori sono pagati per formare nuovi disoccupati e sottoccupati), depredano i tanto vituperati produttori di ricchezza italioti, cioè i poveri imprenditori (e loro dipendenti) che continuano ad esportare pur con venti punti percentuali di maggiore tassazione sulle imprese rispetto alla "ultraliberista" Germania. Ergo prima il debito pubblico esplode e lo stato si frantuma per incapienza, prima si può ricominciare localmente.Lo stato ha ormai abdicato ad un ruolo guida nella infrastrutture, anche di resilienza, e nella ricerca, perché prima deve dare da mangiare ai suoi colletti bianchi, in faccia all'efficacia, alla utilità e sostenibilità dei servizi corrisposti al cittadino. Quindi prima si frantuma meno peggio è per molti, anche al di fuori dell'Itaglia.

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    1. Secondo le ricerche di Ricolfi il pubblico intermedia il 90 per cento dell'economia, non il 50, perche' va considerata intermediazione anche quella parte che e' spesa solo formalmente frutto di decisione privata, in quanto completamente determinata da norme e leggi dello stato (in cui vanno incluse tutte le norme relative all'ecologia-"risparmio energetico")
      Inoltre tieni conto che con le "privatizzazioni" prodiane furbe e farlocche degli anni '90 una buona parte della tassazione locale e' sparita dal computo della tassazione trasformandosi in "tariffa" (si sono semplicemente rese di diritto privato societa' che prima erano di diritto pubblico, lasciandogli pero' il monopolio dei rispettivi mercati ai prezzi decisi dal monopolista stesso (che e' pubblico in compartecipazione minoritaria con privati, vedi i caltagirone per acea), e ridenominando "tariffe" quelle che a tutti gli effetti sono tasse).

      Tanto per mettere i puntini sulle i e chiamare le cose col loro nome :)

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    2. il debito pubblico non esploderà: diverrà niente insieme a tutto il denaro del mondo, allorchè il petrolio non reggerà più la società degli sprechi. E' perciò inutile scagliarsi contro i dipendenti pubblici italiani, che sono in percentuale pro capite inferiore a tutti gli altri stati europei. Gli sprechi sono il motore del consumismo che lo è del capitalismo. Non ci possiamo fare un bel nulla. Disse bene Simonetta: la cosa più altruista che si può fare, è accelerare il collasso. Ed è quello che stanno facendo senza saperlo. Poveri pirloni.

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    3. http://espresso.repubblica.it/affari/2017/05/23/news/altro-che-privatizzazioni-le-uniche-imprese-italiane-che-si-salvano-sono-quelle-statali-1.302386
      Non lo so, mi sembra che si confonda la transizione con il liberismo.
      Messa così è troppo semplice.
      Angelo


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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. transizione ad una nuova società, ma impossibile finchè è abbondante il petrolio. Quale poi sia, lo vedranno chi ci arriverà.

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    2. Sicuro che stia diminuendo la disponibilità senza limiti degli idrocarburi?

      Boom di produzione ed esportazione di oil in USA
      http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2017-06-01/petrolio-export-e-raffinazione-primato-stati-uniti-213717.shtml?uuid=AEXFRMXB
      Boom di produzione mondiale di gas
      http://www.traderlink.it/notizie/primo-piano/gas-naturale-boom-produttivo-ma-restano-i-limiti_171524CEXHNSYFB
      anche per altre commodities c'è troppa offerta vedi soia e non solo(googola un pò e te ne renderai conto)
      anche il PIL mondiale si rafforza grazie anche ai prezzi di energia e materie prime ai minimi.
      http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2017/05/31/moodys-crescita-mondo-si-rafforza_9a1da73a-d823-4a43-bf7b-9248906740d9.html

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    3. R "Pochi esseri umani sanno cosa è la "transizione"...Quanti esseri umani possono permettersi la transizione su 7.5 miliardi? " ad esser generosi? Degli altri cosa facciamo ? Lanciar pietre va bene, ma poi non bisogna nasconder la mano ed anzi spiegare perchè si è lanciata la pietra e rivendicarla come cosa buona e giusta.

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    4. @Aphex, finirà, finirà, quando di preciso nessuno lo sa. (Il brent ormai esiste solo come prezzo, del petrolio Brent non ne esiste più nemmeno una goccia). E poi cosa vuoi che ti dicano gli organi di informazione dei padroni? Agli agricoltori italiani il grano non viene pagato nulla, poi agli 800 mln di affamati del pianeta viene fatto pagare a peso d'oro. I prezzi, i piccoli li accettano, i grossi li fanno.

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    5. Aphex, nel tuo link è contenuta questa frase:
      primo-piano/gas-naturale-boom-produttivo-ma-restano-i-limiti_

      "ma restano i limiti".

      E quindi non si capisce (io almeno non capisco) il senso della tua domanda:
      "Sicuro che stia diminuendo la disponibilità senza limiti degli idrocarburi? "
      Comunque, ben venga il gas naturale al posto del carbone, almeno per ora.
      In ogni caso bruciare petrolio per ottenerne energia è ormai un'attività irrimediabilmente obsoleta, mantenuta solo da inerzie politiche,finanziarie ed economiche, o meglio, sempre pù diseconomiche e via via più criminali.
      Inoltre, se i prezzi di energia e commodities scendono o salgono troppo, provocano controreazioni atte a riportarli entro certi limiti, che soddisfino sia l'oste per primo, che l'avventore, inevitabilmente, (questa ultima frase è una metafora, ben inteso).
      E per finire, chissenefrega del PIL.
      Che è uno strumento talmente rozzo per valutare quello che importa nella nostra vita,che sarebbe ora di abbandonarlo definitivamente.

      Ma Aphex, se ti garba trastullarti con le weltanschauung di siti come quelli di cui hai postato, fai pure.

      Tanto qui siamo tutte pulci,il cui salto difficilmente perturberà l'orecchio di qualche signore della tempesta mondiale.
      Difficilmente, ma che non significa "mai"

      Marco Sclarandis


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  4. perchè non riusciamo a fare la transizione? Stagnazione o collasso?"
    Mi pare che la risposta non possa venire dalla stessa parte che ha provocata la domanda.
    Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza.

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  5. ma nella legge del prezzo + economico è quello preferibile il sistema energetico prima o poi si sposterà verso le rinnovabili, sia perché le rinnovabili non si esauriscono sia perché la tecnologia migliora. CMQ che il sistema capitalistico nello stato di saturazione di mercato non serve a nulla credo sia ormai evidente, in quanto in questa condizione la sua natura è la stagnazione. Perciò gli attori come lo Stato, gli enti sovra-nazionali, le associazioni sindacali devono assumersi la responsabilità di gestire, mediare, rivendicare gli equilibri e i limiti in cui definire l'azione sociale. Definire alternative al rapporto produttori/consumatori, come economia circolare dove i costi e benefici ricadono sulla comunità? In quale modo si definiscono attori sociali?

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  6. http://sbilanciamoci.info/fuori-dalla-crisi-con-uno-stato-innovatore/
    Secondo questo articolo il ruolo dello Stato è fondamentale per l'innovazione. A mio modesto parere la transizione deve essere imparentata con l'innovazione. Basta intendersi su quale significato dare a questo termine. Tutto sta a stabilire quali sono le innovazioni utili e quelle dannose. E chi lo decide se non lo Stato?
    Angelo

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    1. oggi a discutere la legge elettorale erano in 20 con 29 iscritti a parlare.

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  7. in un contesto di continuo divenire la proprietà di linguaggio è dura da preservare )-:

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